Storia, Warfare e...

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Come possono coesistere Storia, Arte Bellica e Sport?
Un fantallenatore non deve forse gestire risorse e giocatori come un generale?

sabato 14 giugno 2014

Giugno 1565: fuoco e fiamme fecero tremare Castel Sant'Elmo. Ma non i Cavalieri di Malta


Ottomani all'assalto
Nel giugno del 1565 il Grande Assedio di Malta entrò nel vivo. L'esercito Ottomano comandato da Lala Mustafà, da giorni, bombardava incessantemente il piccolo Castel Sant'Elmo difeso solamente da un centinaio di cavalieri e cinquecento miliziani. In nettissima inferiorità numerica, i maltesi riuscirono a respingere con successo più assalti. Nonostante ciò, ogni ora che passava si faceva sempre più dura per i cavalieri. I larghi squarci aperti nelle mura dal bombardamento turco, rendeva la difesa sempre più problematica. Inoltre, l'arrivo del famoso corsaro Dragut, peggiorò le cose. L'uomo più temuto del Mediterraneo, infatti, dopo aver rimproverato Lala Mustafà per l'errore strategico di aver abbandonato l'assedio di Castel Sant'Angelo, il quartiere generale dei Cavalieri Ospitalieri, consigliò di distribuire hashish ai soldati prima di lanciarli all'assalto.
Un ferito soccorso durante la notte
Come risposta, La Valette, il Gran Maestro dei Cavalieri di Malta, di notte, tramite passaggi segreti e sentieri nascosti, fece prelevare i feriti rimpiazzandoli con uomini freschi mentre altri uomini cercavano di chiudere alla meglio ogni breccia. Finché una notte, l'impavido cavaliere Vitellino Vitelleschi, allo strenuo delle forze, si presentò al cospetto di La Valette:

"Mio signore, i turchi ci hanno proposto la resa. Tutto ormai è perduto. Non vogliamo morire bruciati. Concedeteci di compiere una sortita fuori dal castello. Concedeteci l'onore di morire con la spada in mano.»


Il Gran Maestro si oppose fermamente al desiderio del giovane cavaliere:


 "Dobbiamo lottare fino alla morte sacrificando le nostre vite una ad una, facendo guadagnare tempo all'Europa e alla Cristianità. Se noi cadremo, i turchi  invaderanno la Sicilia. Dal Sud Italia le armate di Solimano potranno puntare dritto al cuore dell'Europa e alla basilica di San Pietro. Nessuno potrà fermarli a quel punto... ".

Vitelleschi obbedì fedelmente all'ordine dell'amato Gran Maestro e tornò a guidare la difesa usando assieme agli altri cavalieri tutto ciò che era possibile.. Lanciando roventi cerchi di legno imbevuti di fuoco greco, utilizzando lanciafiamme (tubi che sputavano fuoco sui nemici) e le pignatte (rudimentali granate innescate tramite miccia). Gli Ottomani risposero con sacchetti "appiccicosi" lanciati tramite frecce. Quei particolari proiettili s'incollavano alle armature provocando in pochi istanti piccoli incendi a diretto contatto delle armature... La situazione a Castel Sant'Elmo era disperata...
Armatura "bucata" dai proiettili d'archibugio


I bombardamenti cessarono. La spiaggia cadde in un silenzio mortale. Un imam, a un gesto di Dragut, andò alla testa dei tremila uomini scelti per l'assalto: «Allah è grande! Andate e colpite gli infedeli sulla noce del capocollo!»
I soldati urlarono all'unisono e partirono alla carica.
I cannoni cristiani spararono nel gruppo. Sabbia si alzò nell'aria e corpi caddero sulla spiaggia.
«All'attacco! All'attacco! Le Huri vi attendono in paradiso a braccia aperte!»
I turchi, inebriati dalla droga, continuarono il loro assalto senza indugi. I primi arrivati alle mura lanciarono le corde e appoggiarono le scale. Ma una pioggia di fuoco greco cadde dagli spalti e molti si trasformarono in torce viventi. Alcuni fuggirono dal campo di battaglia, altri con urla disumane rotolarono sulla spiaggia travolgendo alcuni compagni d'arme.
«Attento Federico! Uno alla tua destra!»
II cavaliere alzò l'enorme spadone con due mani e affettò in due il nemico.
«Grazie Niccolò. Ora tu e i tuoi compagni continuate a sputare palle di pietra verso i giannizzeri.»
Vitelleschi, sulla torre più alta, osservava attentamente gli avvenimenti. «Più li colpiamo, più li infervoriamo. Dai ordine di preparare le armi segrete» ordinò a un miliziano «io mi butto nella mischia.» Sguainò lo spadone e lo alzò al ciclo. Un raggio di sole colpì la punta della lama. La luce si riflesse intorno all'arma facendola luccicare, come se fosse avvolta da un'aurea divina.
«Per il nostro Signore! Per Malta!» scese le scale e mise piede sugli spalti. Appena in tempo per mozzare un braccio che intendeva decapitare un maltese intento ad armeggiare intorno a un vaso di terracotta con un pezzo di corda. Il turco mutilato si accasciò silenziosamente.
«Grazie mio signore» disse grato il maltese. Un sibilo seguito da un'ombra innaturale raggiunse le mura. Vitelleschi si chinò per proteggere l'uomo che aveva appena salvato. Le frecce si spezzarono a contatto con l'armatura.
«Stai giù finché non sei pronto a lanciare.»
II cavaliere si rialzò. Una mano si strinse intorno a un suo gambale. L'uomo che aveva appena mutilato cercò lentamente di alzarsi in piedi. Il moncherino riversava copiosamente sangue sull'armatura del cavaliere.
«Non senti il dolore grazie all'hashish? Vuoi assaggiare anche un pezzo della mia lama?» disse Vitelleschi.
Il turco ferito si mise in ginocchio e allungò la sua unica mano provando a prendere la misericordia riposta nella guaina del cavaliere, quando una nuvola grigia si sollevò dal centro dello schieramento musulmano. Gli archibugi spararono: un proiettile rimbalzò sull'elmo del comandante degli assediati e un altro finì il turco menomato perforandogli le tempie.
Vitelleschi sorrise sotto la celata e urlò: «Forza con le pignatte!»
I miliziani accesero le micce e lanciarono i vasi di terracotta riempiti di fuoco greco che esplosero a contatto con le teste degli assalitori. I malcapitati con i capelli e le braccia in fiamme ruppero i ranghi creando scompiglio. Il loro unico desiderio era raggiungere il mare. I giannizzeri illesi si fermarono persi in un attimo di esitazione. Vitelleschi vide finalmente un segno di cedimento.
«Via! Lanciate la nostra ultima invenzione.»
Dalle mura caddero cerchi di metallo infuocati. Come un serpente rotolarono tra gli assalitori. Le fiamme incendiarono tutto e tutti al loro passaggio. Il caos dominava. L'esercito turco andò in rotta. Tutti indietreggiarono disordinatamente in una corsa folle. Torce umane e illesi.

«Vittoria!» urlarono all'unisono cavalieri e miliziani.

(Tratto da "Finché morte non ci riunirà")



Se ti sei perso le puntate precedenti con il famoso discorso di La Valette, naviga il sito o vai direttamente al precedente cliccando qui.

Matteo Freddi
autore di Ben ti voglio Lucia. Il re a Bologna, il romanzo che narra la storia e il mito di Re Enzo, e  Finché morte non ci riunirà. La rivisitazione in chiave del Grande Assedio di Malta che secondo l'Associazione Culturale VoltarePagina.Net...

...è un libro che unisce l’utile al dilettevole, che insegna e che diverte, poiché coniuga una lezione di storia alla lettura di un buon libro...

e secondo Temperamente.it ...

...leggendolo, si ha la sensazione di vedere dei quadri animarsi e prendere vita... Questo romanzo mi ha entusiasmato...

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